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Cardiochirurgia e attività sportiva

L’argomento potrebbe sembrare una contraddizione: com’é possibile praticare sport di maggiore intensità essendo appena stato sottoposto ad intervento cardiochirurgico?

In effetti possibile lo è, anche se non per tutti i pazienti indistintamente.

L’argomento è complesso e necessita di un approccio differenziato. Le componenti principali dell’equazione sono le seguenti:

  • Il genere della malattia
  • La condizione funzionale del muscolo cardiaco
  • La risposta del cuore e dell’intero sistema cardiovascolare all’intervento chirurgico
  • La presenza di altre malattie e/o malattia residua con particolare rilevanza in ambito di sport intensivi
  • L’atteggiamento del paziente e della sua famiglia
  • La storia sportiva del paziente

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Portando l’insegnamento della (cardio)chirurgia ad un’altro livello

Mi ricordo molto bene come sono state le mie prime esperienze da studente di medicina in una sala operatoria. Messo in un angolo, toccando con la schiena il muro, quasi immobile, (sull’ordine del chirurgo!) e per la preoccupazione del personale di sala che toccasi qualcosa e renderlo non sterile, ascoltavo il chirurgo descrivere ogni tanto ciò che stava facendo. Un’esperienza umiliante. Non ho molato perché ero munito di perseveranza e di voglia di vedere e imparare. Solo così ad un certo punto la mia presenza non è stata più vissuta come minaccia alla sterilità, ho potuto avvicinarmi e finalmente vedere qualcosa in più. Lavarmi e mettermi al tavolo operatorio è stato possibile solo all’ultimo anno, quando è prevista l’assistenza in sala.

Questa esperienza non ha niente di straordinario, anzi è purtroppo la regola.

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States of mind: #2 – Qualità

La buona qualità delle cure mediche e chirurgiche è un requisito di base di ogni paziente e della sua famiglia. Lo stesso vale anche per chi paga per le cure (le casse malattia, stato ecc.) anche se motivato da fattori differenti. Pertanto, poter definire e misurare la qualità fornita è di fondamentale importanza. Ma come viene definita la “qualità della cura”?

L’Istituto di Medicina (IOM) dell’Accademia Americana delle Scienze la definisce come “il grado che possa rispecchiare il risultato desiderato delle cure e che sia conforme al sapere professionale attuale”.

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Un fulmine a ciel sereno: la dissezione acuta dell’aorta

È una delle più grandi emergenze della cardiochirurgia, anzi, dell’intera medicina direi. Dal soggettivo benessere arriva un forte, fortissimo dolore lancinante al torace che inevitabilmente porta la persona affetta a cercare aiuto medico. Al Pronto Soccorso viene seguito un protocollo diagnostico del dolore toracico acuto. Escluso un infarto miocardico acuto, viene eseguita una TAC per escludere o confermare la dissezione acuta dell’aorta.

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Un anno di silenzio radio

Il 10 giugno 2017 con la festa di laurea nell’anfiteatro TMEC Walter della Harvard Medical School si è concluso formalmente un anno molto impegnativo, ma altrettanto interessante e proficuo. Uno studio, nominato GCSRT (Global Clinical Scholar Research Training), centrato su materie di ricerca clinica (biostatistica, epidemiologia, etica), che andava molto più in profondità  di quello che inizialmente ci si poteva imaginare. Parte della materia facevano anche elementi collaterali, come management personale e del team, “mentorship” e “leadership”. Continua a leggere

Famiglie

Questo post è un tributo alle famiglie dei pazienti. I miei pensieri sono rivolti in particolare a quelle famiglie con parenti che hanno avuto un esito  sfavorevole, gravi complicanze o che purtroppo non sono sopravvissuti all’intervento.

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States of mind: #1 – meno invasività (cardiochirurgia con accessi limitati)

Nell’arco degli anni la chirurgia cardiaca ha subito diversi cambiamenti sostanziali. Da veri e propri arditi della chirurgia che salvavano la vita ai pazienti con manovre per così dire avventurose e non di rado pericolose, siamo arrivati ai giorni nostri ad avere una chirurgia che viene quasi presa per scontata, con pretese di sicurezza e garanzia di buoni risultati. Nonostante quest’ultima affermazione sia vera (nella gran maggioranza dei casi), il cambiamento non finisce qui: la chirurgia cardiaca è ora percepita essere troppo invasiva, principalmente a causa dell’accesso chirurgico standard (la sternotomia mediana, cioè il taglio verticale lungo lo sterno). La maggior invasività dell’accesso al cuore va contro la tendenza  attuale che richiede un accesso agli organi interni in maniera poco invasiva, possibilmente attraverso un catetere inserito in un vaso periferico.

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Il nuovo ruolo

Il Consiglio di Fondazione del Cardiocentro Ticino mi ha recentemente nominato Primario del reparto di Cardiochirurgia, carica che ricoprirò dal 1° febbraio 2015.

In questo nuovo ruolo tutte le qualità professionali individuali, quali le abilità tecniche, la valutazione clinica e la presa di decisioni in casi complessi sono considerate un dato di fatto. La nuova sfida è la leadership.

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Le emozioni del cuore. Aspetti psicologici dell’intervento cardiochirurgico.

Introduzione

E’ un grande piacere per me presentarvi un autore-ospite di questo blog, lo psicologo e psicoterapeuta Martino Regazzi. Martino ha raggiunto l’équipe del Cardiocentro Ticino circa un anno fa. Sostiene i nostri pazienti e dà a tutto il personale operativo (infermieri, cardiologi e cardiochirurghi) un prezioso aiuto nella comprensione delle ripercussioni psicologiche delle malattie cardiovascolari e dei loro trattamenti. Martino si occupa di qualcosa che si trova all’antipode di quello che noi trattiamo con le tecniche e tecnologie di punta: l’anima e la mente del paziente. Nonostante noi esseri umani sentiamo cuore e anima come un’unità, noi operatori vestiti di blu e di verde ne curiamo prevalentemente la dimensione somatica. L’empatia con i pazienti fa parte del nostro approccio, ma solo questo non basta. La cura dell’altra dimensione, della mente e dell’anima, che soffrono quasi sempre in parallelo, è complessa e difficile. Ecco perché sono particolarmente grato a Martino, che ha accettato l’invito a contribuire con un intervento mirato proprio in questa materia.

(L’immagine “Dalla profondità del mio cuore” è opera dell’artista David Munroe che ha acconsentito alla sua pubblicazione in questo blog).

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