Le emozioni del cuore. Aspetti psicologici dell’intervento cardiochirurgico.

Introduzione

E’ un grande piacere per me presentarvi un autore-ospite di questo blog, lo psicologo e psicoterapeuta Martino Regazzi. Martino ha raggiunto l’équipe del Cardiocentro Ticino circa un anno fa. Sostiene i nostri pazienti e dà a tutto il personale operativo (infermieri, cardiologi e cardiochirurghi) un prezioso aiuto nella comprensione delle ripercussioni psicologiche delle malattie cardiovascolari e dei loro trattamenti. Martino si occupa di qualcosa che si trova all’antipode di quello che noi trattiamo con le tecniche e tecnologie di punta: l’anima e la mente del paziente. Nonostante noi esseri umani sentiamo cuore e anima come un’unità, noi operatori vestiti di blu e di verde ne curiamo prevalentemente la dimensione somatica. L’empatia con i pazienti fa parte del nostro approccio, ma solo questo non basta. La cura dell’altra dimensione, della mente e dell’anima, che soffrono quasi sempre in parallelo, è complessa e difficile. Ecco perché sono particolarmente grato a Martino, che ha accettato l’invito a contribuire con un intervento mirato proprio in questa materia.

(L’immagine “Dalla profondità del mio cuore” è opera dell’artista David Munroe che ha acconsentito alla sua pubblicazione in questo blog).

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Parliamo di ricerca

Il progresso in medicina è basato sulla continua ricerca.

Lo stimolo principale per la ricerca medica è il progresso del trattamento e della cura delle malattie, che si traduce in miglioramento dell’aspettativa e della qualità di vita.

I progressi in medicina degli ultimi 20 anni sono impressionanti: il tasso di mortalità di varie malattie gravi, quali varie forme di tumori, malattie cardiovascolari e infettive si è ridotto drasticamente, l’aspettativa di vita e la qualità di vita sono migliorate considerevolmente.

Ma cosa significa esattamente “ricerca medica”?

Per chi non é direttamente coinvolto in questo settore, comprendere  le dimensioni e le varie sfaccettature della ricerca medica non è così semplice.

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Un robot per la cardiochirurgia. Serve o è solo marketing?

Da diversi anni si sente parlare della chirurgia robotica. Ciònonostante, non è molto chiaro di cosa si tratta effettivamente e quali sono i veri benefici di questa tecnologia.

Quando oggigiorno si parla di chirurgia robotica si intende l’utilizzo del sistema da Vinci (Intuitive Surgical, Inc., Sunnyvale, CA, USA). E’ l’unico sistema certificato per la chirurgia robotica in generale. E’ commercializzato in tutto il mondo, coprendo quasi il 100% del mercato attuale.

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Primo impianto umano del cuore artificiale totale CARMAT

Il comunicato stampa ufficiale come è stato diffuso il 20.12.2013:

“CARMAT (Paris:ALCAR) (FR0010907956, ALCAR), designer e sviluppatore del progetto più avanzato al mondo per realizzare un cuore totalmente artificiale che dà un’alternativa alle persone affette da insufficienza cardiaca in fase terminale, ha annunciato il primo impianto del suo cuore artificiale, come parte dello studio di fattibilità in conformità alle norme stabilite dalla ANSM (Agence nationale de sécurité du médicament et des produits de santé, l’autorità sanitaria francese) e al Comité de Protection des Personnes (il comitato etico). 

La procedura è stata effettuata l’8 dicembre 2013 dal Georges Pompidou European Hospital team a Parigi (Francia) per la prima volta al mondo.

Questo primo impianto si è svolto agevolmente: le protesi forniscono automaticamente un flusso sanguigno normale secondo il livello fisiologico. Il paziente viene attualmente monitorato ed è in cura intensiva. È sveglio e in grado di parlare con i suoi familiari.

“Siamo lieti di questo primo impianto, anche se siamo lontani dal poter trarre conclusioni dato che si tratta del primo impianto di questo tipo e di una operazione chirurgica appena effettuata”, ha affermato Marcello Conviti, CEO di CARMAT.”

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Complicazioni

Ogni intervento chirurgico può avere complicazioni. Prima di proporre un intervento viene sempre valutato il potenziale di possibili complicazioni. Al colloquio preoperatorio, vedendo e vivendo il paziente in persona si riesce ad ottenere un’impressione delle sue condizioni e delle sue forze e riserve. Insieme alle informazioni “tecniche” provenienti dai vari esami si può meglio valutare il rischio operatorio.

Le complicazioni possono essere sia tecniche (quindi legate al gesto tecnico), che generali.

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Affrontare un intervento cardiochirurgico

La notizia che un intervento cardiochirurgico sia  necessario è una vera scossa, non solo per la persona direttamente interessata, ma per tutta la famiglia. A volte si tratta di una notizia quasi a ciel sereno, risultato di un cosidetto controllo di routine o check up. Altre volte questa rivelazione può essere il culmine di un percorso rapido: un dolore al petto o un fiato corto improvviso e acuto portano ad accertamenti accelerati e urgenti. L’impatto della parola “intervento a cuore aperto” è sempre molto forte. Come si svolge tutto? Cosa ci si deve aspettare? Andrà tutto bene? E poi? Come sarà?

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Insufficienza mitralica ischemica e rivascolarizzazione coronarica

Questo post fa riferimento a due accattivanti presentazioni tenute durante il congresso EACTS di quest’anno, a Vienna.

Entrambe trattano l’insufficienza mitralica cronica (almeno moderata) quale malattia concomitante in pazienti con un’indicazione alla rivascolarizzazione coronarica chirurgica. La combinazione è importante: l’insufficienza mitralica cronica dovuta ad un pregresso infarto del miocardio può essere anche un’entità a se (cioé senza l’indicazione a una rivascolarizzazione concomitante). Ciò tuttavia pone una difficile e delicata domanda su quale possa essere la migliore opzione procedurale. La chirurgia non sempre fornisce il risultato desiderato: la Mitraclip® – opzione interventistica più recente –  é tuttora in fase evolutiva. Tornerò a parlare di questo argomento in un post separato. Restate quindi sintonizzati!

Situazione clinica

  • Malattia coronarica ischemica (confermata da angiografia) con indicazione alla rivascolarizzazione coronarica chirurgica
  • Concomitante insufficienza mitralica cronica (almeno moderata) dovuta a movimento limitato del foglietto posteriore (senza prolasso – classe Carpentier IIIB) e/o dilatazione dell’anulus (IMVR: ischemic mitral valve regurgitation)

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Scienza in evoluzione: EACTS 2013 – il meglio

Ogni anno vengono organizzati svariati convegni e conferenze nell’ambito della cardiologia e della chirurgia cardiaca. Troppi, a dire la verità. Un congresso ritenuto tra i più importanti in termini di adesione e impatto scientifico é  quello  annuale della Società Europea della Chirurgia Cardio-toracica (EACTS).

Per molti aspetti credo che quest’ultimo sia diventato migliore e più innovativo rispetto ai tradizionali  ragguardevoli congressi americani di cardiochirurgia, quali l’STS (Society of Thoracic Surgeons) o l’AATS (American Association of Thoracic Surgery).

Nei prossimi posts (tutti con il tag “EACTS 2913”) analizzerò e condividerò le presentazioni del congresso EACTS di quest’anno a Vienna che mi sono apparsi più interessanti. Descriverò brevemente gli antefatti clinici per permettere la contestualizzazione dei risultati presentati, sperando di rendere così i temi trattati più comprensibili.

Corso di cardiochirurgia per studenti di medicina

Questo settembre è stato un mese dedicato all’insegnamento accademico. Ho avuto il piacere di avere a Lugano, per due fine settimana consecutivi, due gruppi di 5 studenti. Si sono iscritti a un nuovo corso di cardiochirurgia (www.cardiocentro.org/kurs-herzchirurgie), ideato proprio per loro, studenti di medicina delle università di Berna e Zurigo nei semestri clinici. Il formato è una novità: invece di tenere il corso presso le università stesse, gli studenti vengono per due giorni (venerdì e sabato) a Lugano. Il corso consiste di un blocco di presentazioni e da due moduli pratici.

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