Parliamo di ricerca

Il progresso in medicina è basato sulla continua ricerca.

Lo stimolo principale per la ricerca medica è il progresso del trattamento e della cura delle malattie, che si traduce in miglioramento dell’aspettativa e della qualità di vita.

I progressi in medicina degli ultimi 20 anni sono impressionanti: il tasso di mortalità di varie malattie gravi, quali varie forme di tumori, malattie cardiovascolari e infettive si è ridotto drasticamente, l’aspettativa di vita e la qualità di vita sono migliorate considerevolmente.

Ma cosa significa esattamente “ricerca medica”?

Per chi non é direttamente coinvolto in questo settore, comprendere  le dimensioni e le varie sfaccettature della ricerca medica non è così semplice.

La ricerca può essere focalizzata sui seguenti temi:

  • risultati clinici (cioè come stanno i pazienti dopo un intervento o trattamento, immediatamente, a breve, medio e lungo termine) o paragonare risultati di differenti trattamenti (ricerca clinica applicata e/o epidemiologica)

  • miglioramento di tecniche mediche attualmente in auge o in via di sviluppo attraverso sperimentazioni su modelli o animali (ricerca pre-clinica)

  • ricerca dei dettagli delle funzioni fisiologiche di base a livello cellulare o sub-cellulare e dei meccanismi delle malattie (ricerca di base)  

  • ricerca farmacologica  che si basa anche sulla ricerca di base
  • scambio iterativo fra ricerca di base e domini di ricerca pre-clinica per accelerare la transizione dalla ricerca alla pratica e viceversa (ricerca traslazionale)

La ricerca traslazionale è nata dal bisogno di convergere la promettente ricerca di base al risultato finale, cioé al beneficio del paziente. La focalizzazione sul risultato finale aiuta la coesione di diversi gruppi di ricerca ed un flusso di progetti. Per avere successo, tuttavia, è cruciale una forte leadership e un’attitudine mentale che riesca a superare i confini tradizionali tra discipline, gruppi di ricercatori e schemi mentali.

Quanto è importante la ricerca nella cura giornaliera del paziente?

E’ molto importante. Indipendentemente dal fatto che non tutti i medici sentono la necessità di essere coinvolti nella ricerca. Al giorno d’oggi, mantenersi aggiornati è diventato più facile grazie all’ Internet, agli apparecchi di connessione mobili, alla facilità di viaggiare, ecc. Di conseguenza si può velocemente introdurre nuove conoscenze alla cura del paziente e mantenerla ad alti livelli.

C’è, tuttavia, un’altra opzione: seguire e partecipare a progetti di ricerca rimanendo attivi nella cura quotidiana del paziente.

Ma è possibile? Certamente!

Ci sono, però, alcune restrizioni, di cui il tempo è la più importante. Le attività di ricerca devono essere abilmente inserite nella già impegnata agenda di cura al paziente (interventi chirurgici, contatto e colloqui con pazienti e le loro famiglie, visite ambulatoriali, rapporti, aggiornamenti). L’ottima gestione del tempo ed una buona collaborazione con il team sono dunque essenziali.

Un’infrastruttura adeguata è fondamentale. Molto di più è richiesto nella ricerca che idee e motivazione: spazi per un laboratorio e materiali, personale amministrativo e tecnico con esperienza, una cultura che promuova la ricerca ed un network efficiente sono alcuni dei requisiti per effettuare una ricerca in modo serio e congruente.

Da ultimo, ma non per importanza, ci sono i fondi. Il budget forfetario per la ricerca esiste unicamente nei reparti universitari. Anche qui, tuttavia, i fondi coprono unicamente i bisogni di base. Per ottenere di più, una proposta di progetto deve essere inoltrata tramite richieste ufficiali a diversi enti statali o privati (di livello nazionale o internazionale) che assegnano fondi a progetti specifici. La preparazione di proposte di ricerca richiede tempo ed energia e necessita di competenze specifiche.

Quando i requisiti di cui sopra sono soddisfatti, una buona ricerca può essere condotta anche all’infuori degli ambienti universitari, i.e. da organizzazioni private come fondazioni o società.

Un’équipe di ricerca ideale é mista, cioè costituita in parte da ricercatori puri ed in parte da medici clinicamente attivi.

Essere un medico clinicamente attivo ed allo stesso tempo essere coinvolto nella ricerca è una prova di equilibrismo non indifferente, ma può essere molto gratificante in termini di miglioramento intellettuale e motivazione generale, che normalmente si riflette nella cura al paziente.

Chi è incline alla ricerca ama sfidare il proprio cervello, ama il processo creativo di trovare soluzioni a problemi difficili, ama generare e condividere il sapere.  Le menti divengono critiche, sanno come vengono generati i risultati e come devono essere intesi, si impara a decifrare le statistiche,  le pubblicazioni scientifiche vengono meglio interpretate e anche messe in discussione, si adottano le innovazioni coerentemente.

È mia personale opinione che la ricerca dovrebbe far parte integrante della vita professionale di quei medici che vogliono essere all’avanguardia ed offrire quindi ai loro pazienti la miglior cura disponibile.

E la cardiochirurgia dove si pone in questo contesto?

Sin dal suo inizio la chirurgia cardiaca è quasi sempre stata sinonimo di ricerca applicata clinica e pre-clinica.

La comprensione profonda delle risposte fisiologiche alla circolazione extracorporea è stata cruciale, così come capire le lesioni associate alla complessa fisiologia dell’ischemia e della riperfusione.

Tra la fine degli anni quaranta e l’inizio degli anni cinquanta (che corrispondevano all’invenzione e introduzione della macchina cuore-polmoni di J.H. Gibbon) una quantità enorme di nuove informazioni furono generate da questa nuova e rapidamente sviluppata specialità. Nuove tecniche chirurgiche furono sviluppate e rigorosamente valutate in ambienti sperimentali. Trapianti di cuore e polmoni divennero un altro prolifico e produttivo campo di ricerca.

La stretta integrazione tra ricerca pre-clinica e quella clinicamente attuabile garantì alla  maggioranza dei cardiochirurghi contemporanei un’importante  esperienza in chirurgia sperimentale condotta su vari modelli animali.

Tuttavia, dopo più di mezzo secolo, la ricerca in chirurgia cardiaca si sta ora ridefinendo.

Il cambiamento e l’evoluzione sono ora le forze trainanti che hanno rimpiazzato la “fattibilità”: è infatti necessario che ci si adatti alla nuova realtà, tenendo ad esempio conto dei punti seguenti:

  • La donazione di organi sta diminuendo ed al contempo la tecnologia ingegneristica avanza costantemente: il ruolo dei dispositivi di assistenza ventricolare (cosiddetti “cuori artificiali”) viene ridefinito, da assistenza temporanea a breve-medio termine (ponte al trapianto) a soluzione permanente in presenza di insufficienza cardiaca severa. Si tratta di un ampio ed emozionante campo di ricerca nel quale cardiochirurghi e ingegneri collaborano strettamente.

  • Pazienti, cardiologi e la società in generale richiedono a gran voce una miniaturizzazione dell’accesso chirurgico e del conseguente trauma ed ottenere, se possibile, gli stessi buoni risultati sia in termini di qualità che di durata che garantisce oggi la chirurgia con accesso standard. La mini invasività, gli interventi effettuati con uso di cateteri e l’innovativa chirurgia robotica sono quindi sempre più richiesti.

  • L’invecchiamento della popolazione è un dato di fatto. I limiti di età tradizionali per un intervento chirurgico stanno scomparendo grazie a tecniche innovative e più delicate. Le complicazioni cerebrali  (a.e. l’ictus) della malattia cardiovascolare e degli interventi chirurgici sono in effetti un fardello che aumenta con l’età. Si sta ora collaborando attivamente nella ricerca in questo senso, per meglio capire i meccanismi delle difese cerebrali e le sue lesioni.

  • La medicina rigenerativa basata sull’immenso e ancora inesplorato potenziale delle cellule staminali ed altre forme di terapia cellulare e molecolare potrà cambiare completamente la nostra maniera di pensare e di trattare la malattia cardiovascolare. Siamo ancora agli inizi di questa nuova era.

Questi sono alcuni dei nuovi floridi campi di ricerca, ai quali i cardiochirurghi possono contribuire considerevolmente. Sono ora necessarie nuove competenze, sia tecniche che relazionali. Cruciali per una fruttuosa ricerca sono le conoscenze di ingegneria, biochimica, biologia cellulare come pure un’efficiente comunicazione tra tutti gli attori coinvolti.

Chi fra noi capirà l’importanza di questi punti cruciali avrà modo di evolvere. Migliorare, apprendere costantemente e cogliere le sfide attuali sono la chiave per un’evoluzione di successo.