Affrontare un intervento cardiochirurgico

La notizia che un intervento cardiochirurgico sia  necessario è una vera scossa, non solo per la persona direttamente interessata, ma per tutta la famiglia. A volte si tratta di una notizia quasi a ciel sereno, risultato di un cosidetto controllo di routine o check up. Altre volte questa rivelazione può essere il culmine di un percorso rapido: un dolore al petto o un fiato corto improvviso e acuto portano ad accertamenti accelerati e urgenti. L’impatto della parola “intervento a cuore aperto” è sempre molto forte. Come si svolge tutto? Cosa ci si deve aspettare? Andrà tutto bene? E poi? Come sarà?

Le risposte sono chiaramente molto legate alla storia e alle diagnosi individuali. Il colloquio personale con i medici responsabili è – come scritto a diverse riprese in questo sito – insostituibile. Nei posts caratterizzati con il tag “preop” spiegherò diversi aspetti generali che dalla mia esperienza preoccupano sia la persona direttamente interessata, che la sua famiglia.

Come si svolge il tutto?

Prima di porre l’indicazione ad un intervento cardiochirurgico, la storia, i sintomi e i risultati dei vari esami vengono presentati e discussi tra i cardiologi e i cardiochirurghi. La decisione finale su cosa consigliare viene presa dopo l’attenta valutazione delle varie possibilità di trattamento e viene comunicata ai medici curanti e al paziente. Viene organizzato un colloquio preoperatorio in cui al paziente e alla sua famiglia / ai suoi accompagnatori vengono date tutte le spiegazioni necessarie.

Tra le preoccupazioni più frequenti è quella del dolore postoperatorio.

Ogni ferita chirurgica causa dolore, soprattutto quelle di cui i margini sono mobili (ad esempio incisioni addominali o lungo le articolazioni). Il tipico accesso cardiochirurgico (l’incisione verticale lungo lo sterno) fa sicuramente impressione! Considerando però la sua relativa immobilità (anche durante il respiro), il dolore che provoca è di solito meno di quello che si teme. Altri accessi chirurgici sono più dolorosi (ad esempio accessi laterali). In questi casi vengono presi provvedimenti particolari, come l’applicazione continua di anestetico locale nella ferita attraverso cateteri posizionati appositamente durante l’intervento. In ogni caso, l’obiettivo di tutta l’equipe è di avere il paziente senza dolori. Oltre all’aspetto umano, un paziente senza dolore collabora e respira meglio e riesce così a trarre il miglior beneficio dalla mobilizzazione e dalla fisioterapia postoperatoria. Questa è la via migliore per evitare complicazioni postoperatorie. Gli antidolorifici vengono somministrati in modo regolare e anche su chiamata del paziente.

Una preoccupazione altrettanto comprensibile  è l’insicurezza riguardante il percorso dall’intervento fino alla dimissione.

In seguito all’intervento il paziente viene trasferito (di solito ancora in anestesia) in Cure Intense. Il risveglio avviene li, nel proprio letto caldo. La decisione per avviare il risveglio viene presa a seconda dell’immediato decorso postoperatorio. Se tutto procede bene, il risveglio avviene nelle prime ore dopo l’intervento. A volte l’equipe medica preferisce tenere il paziente ancora addormentato durante la notte per ottimizzare le sue condizioni e procedere al risveglio (e all’ “estubazione”, quindi l’estrazione del tubo che serve per la respirazione) la mattina successiva. Il trasferimento nel reparto di cura normale viene deciso dall’equipe medica a seconda delle condizioni individuali. Una volta in reparto, l’attenzione si sposta sulla ripresa dei ritmi normali di vita, sulla mobilizzazione e fisioterapia respiratoria e sul trattamento delle conseguenze dell’intervento, di cui parleremo in seguito.

L’intervento cardiochirurgico è per il corpo una grande aggressione a cui reagisce con una infiammazione generalizzata (attenzione a non confondere la parola con l’infezione!). Tra gli effetti di questa reazione è un “gonfiore” generalizzato dovuto alla ritenzione di liquidi (acqua) nei tessuti (visibile soprattutto nelle mani e al peso corporeo che può aumentare di diversi chili). La reazione infiammatoria diminuisce spontaneamente giorno per giorno, i liquidi trattenuti vengono deliberati progressivamente dai tessuti e con l’ausilio dei farmaci diuretici vengono eliminati per via naturale. Allo stesso tempo viene valutata la guarigione delle ferite chirurgiche e viene adattata la terapia farmacologica. Nell’arco di 5-6 giorni il paziente riesce a riconquistare la sua autonomia, a muoversi liberamente in piano e con l’accompagnamento dei fisioterapisti riesce a scendere e salire le scale. A questo punto viene discussa la prossima tappa: rientro a casa propria (con la terapia riabilitativa ambulatoriale) oppure trasferimento in un’altra struttura (ospedale o clinica per il proseguimento delle cure o per il “trattamento postacuto”- in questo caso la terapia riabilitativa viene posticipata a dopo la dimissione definitiva). Quindi, ammesso che non subentrino complicazioni di rilievo, la dimissione avviene abitualmente circa una settimana dall’intervento cardiochirurgico, a volte anche più presto. L’autonomia sta per essere riconquistata, le cose sembrano andar bene, quindi si avvicina la fine della degenza cardiochirurgica. Cosa succede ora?

Il dopo dimissione

L’obiettivo principale è – se non ci sono contraindicazioni mediche – di rientrare alla propria abitazione. La terapia riabilitativa (che è molto consigliabile) si svolge in maniera ambulatoriale. Si è visto che l’efficacia della riabilitazione sia migliore, se le sedute previste vengono distribuite nell’arco di mesi invece di essere eseguirle in maniera intensa e compatta in degenza. Per vari motivi, invece della dimissione a domicilio può essere consigliato il “trattamento postacuto”, vale a dire un trasferimento presso una struttura ospedaliera / clinica. In questo caso il paziente rimane di solito degente per ancora una settimana, dieci giorni fino alla sua dimissione a domicilio. La terapia riabilitativa viene eseguita in seguito, sempre in maniera ambulatoriale. Prima della dimissione o trasferimento il paziente viene informato sulle raccomandazioni riguardanti la cura delle ferite chirurgiche, l’alimentazione e gli altri aspetti della vita quotidiana dopo l’intervento cardiochirurgico. È importante di mettere in piedi una piccola rete di persone che possono dare una mano nel svolgere le cose pratiche quotidiane, come la spesa, le pulizie, le trasferte ecc.. Se questo non è realizzabile, si può chiedere aiuto al comune (tramite il medico curante) in forma di un aiuto domiciliare.